Apricale sale su un ripido versante ligure come una cascata sinuosa di case in pietra, con il castello nella parte alta e la valle aperta sotto il borgo. È nell’entroterra di Ventimiglia e Bordighera, ma il mare resta abbastanza vicino da entrare nell’itinerario della giornata. I vicoli — i carugi del lessico locale — girano, passano sotto archi e sboccano in piazzette. La pianta non segue una griglia: il nucleo antico si avvolge in cerchi attorno al castello, mentre le abitazioni si distendono sul crinale. Questa forma compatta invita a camminare senza fretta, guardando tanto gli edifici quanto il paesaggio agricolo che li circonda.

Un documento della Provincia, basato su dati ISTAT, registra 604 residenti ad Apricale al 31 dicembre 2024. È la popolazione dell’intero Comune, non un conteggio stagionale degli ospiti. Il Comune indica nell’agricoltura e nel turismo le principali risorse economiche. Intorno al borgo, fasce sostenute da muretti a secco ospitano uliveti e altre colture; castagni e pini coprono i versanti più alti. Anche i fichi appartengono alla memoria rurale: la scheda comunale racconta come venivano essiccati e conservati per l’inverno. Non è soltanto uno scenario suggestivo: sono tracce del lavoro con cui le famiglie hanno trasformato un pendio ripido in terreno coltivabile.

Anche il nome offre interpretazioni diverse. Il Comune lo collega al latino apricus, luogo soleggiato o esposto al sole, ma registra anche la lettura alternativa apri callis, sentiero dei cinghiali. Nessuna delle due è da considerare dimostrata. La documentazione è più precisa: un atto del 1092 cita un luogo chiamato Avrigallus. Il sistema informativo archivistico nazionale colloca un insediamento organizzato intorno al Mille e ricorda l’elezione di consoli locali nel 1216. La storia comunale data gli statuti al 1267, testimonianza di una precoce tradizione civica nella Liguria occidentale.

Il Castello della Lucertola è il fulcro di questa vicenda. Il Ministero della Cultura descrive una fortificazione avviata dai Conti di Ventimiglia intorno al X secolo e poi passata ai Doria di Dolceacqua. Durante il conflitto del 1523–24 con i Grimaldi di Monaco, castello e borgo subirono gravi distruzioni; il complesso fu ricostruito con funzioni militari ridotte, cambiò proprietari e venne in seguito trasformato in residenza privata. L’edificio attuale raccoglie quindi trasformazioni successive, non un’unica fase medievale rimasta intatta. Oggi appartiene al Comune, ospita il Museo della Storia di Apricale e accoglie mostre ed eventi culturali. La scheda di accesso invita a contattare preventivamente il Comune: meglio farlo prima di programmare la visita al museo.

Fuori dal castello, gli edifici religiosi conservano altri strati. Santa Maria degli Angeli, vicino all’ingresso del borgo, è ricordata nella storia comunale per gli affreschi del XV secolo che coprono pareti e volta. La chiesa di Sant’Antonio Abate, presso il cimitero, ha un’abside del XIII secolo e un dipinto absidale con Cristo nella mandorla. Nella piazza centrale la parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine guarda il Castello della Lucertola; nell’oratorio di San Bartolomeo si conserva un polittico dipinto datato 1544. Più che spuntare una lista di cappelle, vale la pena osservare come culto, vita civica e castello condividano uno spazio molto raccolto.

La cultura di Apricale passa anche dalle strade. Un avviso comunale del 2026 annunciava uno spettacolo del Teatro della Tosse ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, costruito tra vicoli e piazze e con il borgo usato come palcoscenico all’aperto. È un esempio recente di come lo spazio antico possa ospitare creazione contemporanea, non la garanzia che lo stesso spettacolo torni ogni estate. Anche l’ospitalità è inserita nel tessuto storico: la guida turistica comunale elenca un albergo diffuso con camere in case antiche, torri e altri edifici sparsi nel centro pedonale, oltre a pensioni e ristoranti. Per date, disponibilità e pasti conviene rivolgersi direttamente agli operatori.

Per arrivare, la linea 7 di Riviera Trasporti parte da Ventimiglia, passa da Dolceacqua e Isolabona e ha una diramazione per Apricale. L’orario invernale pubblicato per il periodo dal 14 settembre 2026 al 13 giugno 2027 indica che il ramo per Apricale è feriale e riporta poche corse; alcuni collegamenti prevedono attesa a Isolabona. È un collegamento utile con la costa, ma non un servizio frequente per tutta la giornata. Prima di partire occorre controllare l’orario e gli avvisi del gestore, soprattutto nei fine settimana e durante le vacanze scolastiche. In auto si sale dalla valle del Nervia; nel centro storico le strade sono ripide e l’accesso dei veicoli è limitato. Un buon itinerario unisce piazza del castello e chiese a una passeggiata tra le fasce, oppure prosegue verso Dolceacqua e Isolabona per leggere il territorio come rete di borghi e collegamenti.

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