Sassoferrato si comprende meglio come due storie vicine che come un’unica città antica arrivata intatta fino a oggi. L’abitato attuale sale tra il rione Borgo, più in basso, e il rione Castello, in alto; la città romana di Sentinum si trova alcuni chilometri a sud-ovest, su un pianoro distinto. La differenza è importante: Sentinum dà al territorio un passato archeologico di grande rilievo, ma il paese che si percorre oggi si è formato nel Medioevo. Nelle valli e nelle frazioni si aggiunge una terza vicenda, quella dell’agricoltura e della miniera di zolfo di Cabernardi.

Una comunità viva oltre il centro storico

Il Comune contava 6.797 residenti al 1° gennaio 2026, secondo l’ultimo bilancio demografico ISTAT disponibile per questa guida. Il dato comprende l’intero territorio comunale, con le sue numerose frazioni e gli insediamenti rurali sparsi: non coincide con la popolazione del solo centro storico. Il servizio turistico ufficiale indirizza i visitatori al punto IAT di Palazzo Oliva, in piazza Matteotti, e ai musei e alle raccolte culturali del paese. A Piazzale Dante è inoltre indicata un’area di sosta per camper, a circa 200 metri dal centro storico e 500 dalla Rocca, un servizio utile per chi attraversa l’Appennino.

La forma del paese invita a camminare senza fretta. Il rione Castello conserva il nucleo fortificato più alto, con vicoli stretti; il Borgo prosegue più in basso, perciò la visita comporta salite e dislivelli. Si può iniziare da piazza Matteotti, dove municipio, Palazzo dei Priori e Palazzo Oliva compongono il cuore civico e culturale. La Rocca di Albornoz domina la parte superiore, mentre chiese e palazzi raccontano come una comunità montana abbia raccolto arte e istituzioni pubbliche nel corso dei secoli. Pavimentazioni irregolari e scalinate fanno parte del terreno: chi ha esigenze di accessibilità dovrebbe chiedere informazioni allo IAT prima di scegliere l’itinerario.

Sentinum: una città romana, non un mito di fondazione

Il sito archeologico di Sentinum colloca Sassoferrato in una pagina importante della storia dell’Italia centrale. Il Comune situa la città romana su un pianoro alluvionale vicino alla confluenza del Sentino con il torrente Marena, non lontano dalla via Flaminia e collegato a essa da una strada che passava per Suasa e proseguiva verso Sena Gallica, sull’Adriatico. Gli scavi hanno portato alla luce tratti delle mura, edifici termali urbani ed extraurbani, strade e altri resti. Le strutture oggi visibili sono solo una parte di un tessuto urbano che rimane in gran parte sotto i terreni agricoli.

Il territorio fu una zona di contatto tra Umbri, Etruschi, Galli e Piceni, ma il Comune precisa che le caratteristiche di questa sovrapposizione culturale sono ancora da chiarire. Aggiunge che non esistono prove materiali sufficienti a stabilire se sul luogo esatto sorgesse un abitato prima della città romana. È quindi prudente evitare il racconto lineare di un paese fondato da un unico popolo antico. Sentinum è legata alla Battaglia delle Nazioni del 295 a.C., durante la terza guerra sannitica, ma Sassoferrato medievale non è semplicemente la stessa città con un altro nome.

Nel Medioevo le rovine fornirono materiale da costruzione agli abitati vicini. La storia municipale colloca intorno al 1150 la fondazione di un castello su un’altura vicina, attribuita al conte Atto, proveniente dal Castello di Galla presso Genga. L’insediamento crebbe attorno alla fortificazione e divenne libero Comune nel 1460, dopo il periodo sotto i conti Atti. Un altro riferimento è la Rocca fatta erigere dal cardinale Egidio Albornoz nel 1365; secondo il Comune fu finanziata con la vendita dei beni confiscati alla famiglia Atti. Sono passaggi datati che offrono una traccia storica senza fingere di conoscere ogni fase della crescita urbana.

Archeologia, pittura e raccolte

Palazzo dei Priori, edificio del XIV secolo, ospita il Museo Civico Archeologico. Le sale collegano i reperti di Sentinum alla vita quotidiana romana: sculture, iscrizioni, monete, ceramiche, oggetti domestici e una ricostruzione della celebre battaglia. Il museo aiuta anche a capire perché alcune opere famose non si trovino più a Sassoferrato. Il mosaico di Aion rinvenuto a Sentinum è conservato a Monaco; il museo civico ne espone una riproduzione a grandezza naturale e mostra anche un frammento di un altro grande mosaico con tritoni. La raccolta Perottiana aggiunge reliquiari bizantini e fiamminghi, fra cui una piccola icona musiva tardomedievale di San Demetrio.

A Palazzo Oliva la Civica Raccolta d’Arte riunisce opere dal Quattrocento al Settecento e la Raccolta degli Incisori Marchigiani. Il paese è inoltre legato a Giovan Battista Salvi, pittore del Seicento conosciuto come Il Sassoferrato. Insieme a chiese come San Francesco e Santa Chiara, queste raccolte rendono la visita più di una tappa archeologica. L’abbazia di Santa Croce dei Conti, fuori dal nucleo compatto, offre un’altra meta romanica; è bene verificarne l’apertura prima di programmare la deviazione, perché gli edifici religiosi non seguono necessariamente gli orari dei musei.

Cabernardi e il paesaggio del lavoro

A circa dieci chilometri da Sassoferrato, la frazione di Cabernardi racconta una storia diversa. L’estrazione dello zolfo iniziò negli anni Settanta dell’Ottocento e trasformò un’area agricola in una comunità industriale, attirando lavoratori da Sassoferrato e dai paesi vicini. Il museo della miniera, allestito in un’ex scuola, conserva attrezzi, lampade, maschere antigas, planimetrie, minerali, fotografie e ritagli di giornale. Il vicino parco archeominerario all’aperto interpreta strutture come il Pozzo Donegani e i forni Gill e aiuta a seguire le fasi dell’estrazione e della lavorazione dello zolfo.

Il luogo custodisce anche una storia operaia difficile. Nel 1952, dopo l’annuncio di riduzioni del personale, i minatori occuparono le gallerie per quaranta giorni nella lotta ricordata come quella dei “Sepolti Vivi”. La miniera chiuse definitivamente nel 1959. Non sono aneddoti decorativi: spiegano il legame fra paesaggio, museo e memoria della comunità. Oggi il Cammino Pozzo Donegani e il Palio annuale della miniera collegano l’antica area industriale ai quattro rioni locali. Date e visite guidate cambiano; è opportuno consultare il servizio turistico prima di raggiungere Cabernardi.

Come organizzare la visita e arrivare

Fabriano è la stazione ferroviaria più utile come punto di accesso. Dalla stazione parte il collegamento regionale ATMA VI1 lungo l’asse Fabriano–Sassoferrato–Pergola, con fermate a Sassoferrato e Cabernardi. Gli orari variano in base al giorno feriale, al calendario scolastico e alla stagione: verifica la corsa giusta e il viaggio di ritorno prima di partire. L’auto facilita l’abbinamento tra centro storico, Sentinum, Cabernardi e l’abbazia nelle campagne. In paese, lo IAT può dare indicazioni su accesso ai musei, prenotazioni per il parco archeologico e iniziative in corso. Conviene dedicare tempo a entrambi i rioni, senza correre dalla Rocca alle rovine: l’interesse di Sassoferrato sta nella distanza fra queste epoche e nel modo in cui la comunità ne conserva le tracce.

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