Melfi sorge su una collina vulcanica, sul versante settentrionale del Monte Vulture. Dal centro storico, le strade di pietra guardano verso vigneti, frutteti e campi che continuano a scandire la vita del territorio. Il castello è l’immagine più immediata della città, ma non basta a raccontarla: Melfi è insieme luogo della politica normanna e sveva, porta d’accesso a un ricco paesaggio archeologico, centro industriale contemporaneo e riferimento per le comunità rurali del Vulture.
Una cifra demografica riferita al Comune
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente stimata dell’intero Comune di Melfi era di 16.804 persone, secondo l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Il dato riguarda tutto il territorio comunale, non il solo centro storico sulla collina; comprende anche aree rurali e industriali. È una distinzione utile quando si confronta la città con altri centri o si valuta la scala di una visita.
Tracce antiche, senza una fondazione leggendaria
I reperti attestano la presenza umana nell’area di Melfi a partire dal Neolitico. La ricostruzione storica del Comune segnala una lunga sequenza di evidenze presso Contrada Leonessa e il fiume Ofanto, fino all’Alto Medioevo. La stessa pagina invita però a non trasformare le tracce territoriali in una data certa di fondazione della città attuale: gli insediamenti antichi provano la frequentazione del luogo, non necessariamente una continuità urbana ininterrotta, né autorizzano ad assegnare l’origine a Greci o Romani. Come prima testimonianza scritta dopo l’età romana, il Comune richiama lo storico beneventano Erchemperto, vissuto nel IX secolo.
La vicenda politica diventa più nitida nel periodo normanno. Nel concilio di Melfi del 1059 papa Niccolò II riconobbe a Roberto il Guiscardo il ducato di Puglia, Calabria e Sicilia, includendo terre che non erano ancora state conquistate del tutto. L’episodio rese la città uno dei luoghi in cui si ridisegnarono i rapporti di potere nel Mezzogiorno; non rappresenta la sua nascita. Nel 1231, durante il regno di Federico II, furono promulgate nel castello le Costituzioni di Melfi, un ambizioso ordinamento di leggi e amministrazione del regno.
Il castello, una fortezza costruita in più tempi
Il maniero non appartiene a una sola stagione. Il primo nucleo normanno fu ampliato e rimaneggiato sotto Federico II, gli Angioini e, in seguito, le famiglie Caracciolo e Doria. Torri, cortili, mura e fossato permettono di leggere gli usi successivi del complesso, da presidio militare a residenza aristocratica. La Sala delle Scodelle lega gli spazi del castello alla promulgazione delle Costituzioni del 1231 e offre una chiave per capire la sua importanza oltre l’aspetto monumentale.
Nel castello ha sede il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, intitolato a Massimo Pallottino. Le collezioni raccontano il Vulture-Melfese nel suo insieme: manufatti e armi preromane, ceramiche greche e italiche, testimonianze romane, vetri medievali e opere delle raccolte Doria. Il reperto più noto è il Sarcofago di Rapolla, scultura funeraria romana imperiale del II secolo, rinvenuta nel territorio vicino. Prima della visita conviene controllare le informazioni aggiornate su orari, biglietti e accessibilità.
Le mura, la cattedrale e un’interpretazione ancora discussa
Il centro conserva il tracciato delle mura normanne e la Porta Venosina, la porta storica meglio preservata. Sotto l’arco ogivale si riconoscono gli stemmi di Melfi e dei Caracciolo, che restaurarono le difese alla fine del Quattrocento. Il panorama verso il Vulture rende evidente la posizione del nucleo antico, alto sopra la pianura.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta è stata ricostruita e trasformata più volte. La traccia medievale più riconoscibile è il campanile normanno, voluto da Ruggero II nel 1153, con bifore e decorazioni in pietra chiara e scura. Accanto si trova il Palazzo Vescovile, che ospita il Museo Diocesano fra sale affrescate, cappella, oggetti liturgici e pinacoteca. Fuori dal centro, la chiesa rupestre di Santa Margherita è scavata nel tufo e conserva un ciclo di affreschi con santi, Cristo Pantocratore e un intenso “Contrasto dei Vivi e dei Morti”. Una lettura locale ha proposto di riconoscere in tre laici vestiti da falconieri alcuni membri della famiglia di Federico II. È un’ipotesi interpretativa, non un’identificazione certa; il ciclo pittorico merita attenzione anche senza scioglierla.
La terra, il vino e il lavoro industriale
L’economia di Melfi non si esaurisce nell’accoglienza culturale. Le pendici fertili ospitano vigneti, oliveti e castagneti. Il territorio comunale ricade nell’area della denominazione Aglianico del Vulture DOC, come indica il relativo Consorzio di tutela. In autunno la Sagra della Varola celebra il Marrone del Vulture e porta in centro prodotti e tradizioni locali; calendario e organizzazione cambiano di anno in anno, quindi è meglio verificare il programma comunale.
Nell’area industriale di San Nicola, la produzione automobilistica ha inciso sull’occupazione e sulla vita dell’intera zona. Lo stabilimento Stellantis ha avviato nel 2025 la produzione della nuova Jeep Compass; l’azienda ha annunciato per il 2026 la produzione a Melfi di una nuova Lancia Gamma. Agricoltura, manifattura e servizi convivono così con il patrimonio storico, collegando la città a filiere economiche più ampie.
Dal centro ai laghi di Monticchio e ai borghi del Vulture
Melfi può essere la base per esplorare il Vulture, soprattutto se si dedica tempo anche ai dintorni. I due Laghi di Monticchio occupano antichi crateri vulcanici; sulle rive si affaccia l’Abbazia di San Michele Arcangelo, che ospita il Museo di Storia Naturale del Vulture. Il parco regionale offre boschi e percorsi a piedi o in bicicletta, ma condizioni dei sentieri e aperture dei musei possono variare. Rionero in Vulture, Rapolla e Barile aggiungono altri paesaggi di vigneti e centri storici; Venosa propone un itinerario distinto fra archeologia e storia letteraria. Si può costruire un percorso che intrecci architettura medievale, vino e natura.
Una prima giornata può partire dal castello e dal museo archeologico e proseguire a piedi verso la cattedrale, il Palazzo Vescovile e la Porta Venosina. Un secondo giorno può essere dedicato all’area rurale, in auto o con collegamenti locali da verificare, verso Monticchio e i paesi vicini. A Melfi si concentrano ristorazione, alloggi, negozi e servizi civici; nei centri minori l’offerta è più ridotta, perciò è utile controllare in anticipo cosa è aperto, soprattutto fuori stagione.
Come arrivare
Melfi ha una stazione sulla direttrice ferroviaria Foggia–Potenza, con collegamenti verso entrambe le città. Negli ultimi mesi si sono susseguiti lavori, autobus sostitutivi e variazioni: gli avvisi di Trenitalia e il monitor di RFI vanno consultati per la data del viaggio, senza affidarsi a un orario conservato da una stagione precedente. In auto, la SS658 collega Melfi con Potenza; dal versante di Foggia si raggiunge l’innesto per Melfi lungo la SS655. Il paesaggio è collinare e i tempi dipendono dal traffico e dai lavori: controlla le condizioni di treni, autobus e strade prima di partire.