A Dozza l’arte si incontra a passo lento. Le facciate del borgo portano i segni di artisti che, dal 1960, hanno dipinto le strade accanto alla vita quotidiana; in cima, la Rocca Sforzesca racconta il passaggio da presidio conteso a residenza signorile e oggi ospita un museo e l’Enoteca Regionale. Appena fuori dalle mura, i vigneti accompagnano verso la valle del Sellustra. Il Comune di Dozza contava 6.513 residenti al 31 dicembre 2025, dato provvisorio ISTAT riferito all’intero territorio comunale, che comprende anche Toscanella e le località rurali, non soltanto il piccolo centro storico.
Il primo documento e una fortezza cresciuta per fasi
La storia comunale racconta un luogo abitato già nell’età del Bronzo e ricorda fasi galliche e romane, ma la pagina non indica rinvenimenti specifici né cita uno studio archeologico. Non è quindi una prova che il borgo attuale sia stato fondato dai Romani. La prima attestazione scritta chiaramente indicata è del 1126, quando compare il nome Castrum Ducie. La stessa ricostruzione assegna al 1086 la cinta muraria costruita dai Bolognesi e a un periodo successivo una rocchetta a difesa dell’ingresso.
Il nome Dozza ha una storia possibile, non un’etimologia certa. Il Comune ricorda le forme Ducia e Dutia e suggerisce un collegamento con l’acqua e con la parola doccia, intesa come condotto; cita anche un antico acquedotto proveniente da Monte del Re. È una lettura proposta dalla storia locale, da non confondere con un’origine dimostrata. Il vino, invece, è una presenza concreta nel territorio: le colline vitate, le cantine e l’Enoteca nei sotterranei della Rocca lo rendono parte della visita contemporanea.
La Rocca Sforzesca si sviluppò in più momenti. Le fonti comunali collocano intorno al 1250 una prima fortezza voluta dal Comune di Bologna, ampliata nel 1310. Alla fine del Quattrocento Caterina Sforza, signora di Imola e Dozza, ne promosse la ricostruzione; i lavori di fortificazione sono legati all’architetto fiorentino Giorgio Marchesi. I Campeggi iniziarono a trasformare il complesso militare in dimora nel 1565; l’intervento si concluse nel 1594. La famiglia Malvezzi-Campeggi vi abitò fino al 1960, quando l’edificio fu acquistato dal Comune e destinato alla visita pubblica.
Le stanze della Rocca e la galleria tra le case
Il Museo della Rocca conserva arredi e ambienti che raccontano la residenza dei Malvezzi-Campeggi, oltre a mostre temporanee e raccolte artistiche. Al suo interno si trova un nucleo di opere della pittrice bolognese Norma Mascellani, che partecipò al Muro Dipinto nel 1995 e donò al Comune dipinti e pastelli. Il Centro Studi e Documentazione conserva bozzetti e disegni preparatori per le opere murali; alcune sale sono visitabili su prenotazione o in occasione di eventi speciali. Il museo è a pagamento, con orari stagionali e ultimo ingresso un’ora prima della chiusura: controlla il sito della Fondazione prima di organizzare la giornata.
All’esterno, il Muro Dipinto trasforma la passeggiata in una visita a una collezione diffusa. La biennale nacque nel 1960 e il suo archivio parla di oltre 200 artisti coinvolti nel tempo. Le opere restano visibili lungo le vie del borgo anche fuori dalle date della manifestazione. Dal 2007 il progetto si è articolato in due poli: nel nucleo medievale prevalgono i dipinti sulle pareti delle case; a Toscanella trovano spazio anche writing e wall painting. Le immagini non cancellano l’architettura: si appoggiano a portoni, finestre e angoli di strada, dialogando con la scala raccolta del paese.
La Passeggiata degli Artisti segue il perimetro esterno del borgo castellano e usa pannelli per raccontare le opere e il paesaggio. Da Via Santa Anastasia si apre una vista sulla valle del Sellustra, tra campi coltivati, siepi, vegetazione spontanea e vigneti. Il percorso aiuta a capire che Dozza non è solo un insieme di mura dipinte: è un centro collinare inserito in un paesaggio agricolo. Le strade sono in pendenza e le superfici possono essere irregolari; per esigenze di accessibilità è meglio chiedere indicazioni aggiornate all’ufficio turistico.
La chiesa di Santa Maria Assunta in Piscina risale al XII secolo e conserva una tavola del 1492 di Marco Palmezzano secondo il portale regionale. Il Rivellino ricorda l’accesso fortificato al borgo, mentre la Rocchetta rimanda alla fase medievale del sistema difensivo. La visita esterna è facile da inserire nel percorso a piedi, ma gli orari di apertura degli edifici religiosi possono variare.
La Rocca come porta ai vini regionali
Nei sotterranei della Rocca ha sede l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, nata nel 1970 per valorizzare la produzione vinicola regionale. L’esposizione permanente presenta oltre 800 etichette dell’Emilia-Romagna, ordinate per abbinamento con i cibi; l’Enoteca propone anche degustazioni guidate e attività formative. Non è una raccolta di soli vini dozzesi: è una mappa di un territorio ampio, dai Colli Bolognesi alla Romagna. Orari, degustazioni e corsi dipendono dal calendario dell’Enoteca e vanno verificati prima della visita.
Il Sentiero del Vino è un itinerario segnalato di 6,5 chilometri che attraversa vigne, strade asfaltate e tratti sterrati, costeggiando alcune cantine. I pannelli spiegano anche aspetti meno noti: le sabbie gialle di Scarabelli, la fauna e la flora e gli acquedotti ottocenteschi di Dozza. Le aziende coinvolte possono organizzare visite ai vigneti e assaggi, ma ciascuna segue i propri orari e richiede spesso prenotazione. Il tracciato è definito facilmente fruibile dal Comune, ma non è tutto asfaltato: scegli calzature adatte e informati sulle condizioni recenti.
La Strada dei Vini e Sapori Colli d’Imola collega cantine e centri collinari. Tra i vini regionali valorizzati dalle fonti turistiche figurano l’Albana DOCG e il Sangiovese DOC. A tavola si ritrovano pasta fresca tirata al matterello, tagliatelle, garganelli e tortelli di ricotta, insieme a salumi e formaggi. L’ufficio turistico della Fondazione pubblica elenchi di ristoranti, bar e strutture ricettive sia a Dozza sia a Toscanella: controlla che le informazioni siano aggiornate e prenota nei periodi degli eventi.
Da Bologna o Imola: trasporto, parcheggio e servizi
La stazione ferroviaria più vicina è a Imola. Le indicazioni dell’ufficio turistico suggeriscono di raggiungere da lì l’autostazione, prendere la linea TPER 101 fino a Toscanella e proseguire con il Prontobus 147 verso Dozza. La linea 101 collega Bologna, Toscanella e Imola; il 147 funziona solo su prenotazione, da effettuare almeno 60 minuti prima. TPER indica disponibilità ridotta nei festivi e in agosto, quindi verifica l’orario valido per la data e assicurati che la coincidenza sia possibile prima di acquistare il biglietto ferroviario. L’ufficio turistico di Dozza segnala inoltre il numero telefonico per prenotare il servizio.
In automobile si può lasciare l’A14 a Castel San Pietro Terme arrivando da nord o a Imola da sud, quindi percorrere la Via Emilia e Via Calanco. L’area di sosta di piazza Fontana dista circa 100 metri dalla Rocca. Le indicazioni ufficiali collocano Dozza a 25 km da Bologna e 6 km da Imola: sono distanze, non tempi garantiti. L’Ufficio Turistico si trova in piazza della Rocca 6/a; gli orari cambiano tra stagione estiva e invernale.
Dedica almeno una giornata al borgo, alle sale della Rocca e all’Enoteca; aggiungi il sentiero solo se hai tempo, scarpe e rientro già organizzati. Imola è una base comoda per il treno e per i servizi urbani, mentre Castel San Pietro Terme e le colline offrono altre possibili tappe. Dozza mette in relazione una fortezza di confine, una collezione pubblica di arte murale e un paesaggio del vino tuttora produttivo. Prima di partire, verifica gli orari del museo e dell’Enoteca, prenota le cantine e il Prontobus e controlla lo stato dei percorsi a piedi o in bicicletta.