Imola viene spesso annunciata dal rombo dell’autodromo, ma il circuito si capisce meglio dopo aver attraversato la città che lo circonda. Il centro storico segue il tracciato della Via Emilia, il Santerno segna il margine orientale e le prime colline cominciano poco oltre le strade urbane. Il Comune di Imola contava 69.702 residenti al 31 dicembre 2025, secondo il bilancio demografico provvisorio dell’ISTAT. Il dato riguarda l’intero territorio comunale, non soltanto il centro storico. Nell’area metropolitana bolognese, Imola mantiene una propria centralità civica e commerciale: ferrovia, ospedale e scuole servono anche il territorio circostante, dove convivono industria, commercio, agricoltura ed economia turistica.
La storia della città precede la fama motoristica. Forum Cornelii si sviluppò lungo la Via Emilia, una strada che ancora oggi dà al centro una forma allungata. Un contributo archeologico del Comune descrive una presenza romana nell’area già dal III secolo a.C. Più precisa è la vicenda emersa dagli scavi sotto l’antico complesso domenicano: una ricca domus con pavimenti musivi del I secolo a.C. Il nome Domus del Rasoio deriva da un rasoio con manico in bronzo rinvenuto nello scavo. È una traccia concreta della vita quotidiana, non un racconto mitico sulla fondazione della città. Secondo la pagina aggiornata del Museo San Domenico, l’allestimento dell’area archeologica è ancora in corso; prima di organizzare una visita appositamente per vederla è necessario verificare l’apertura.
Camminando sulla Via Emilia si incontrano i diversi strati di Imola alla scala della strada: portici, palazzi civici, piazze raccolte e chiese, più che un unico asse monumentale. Il Comune ricorda che il decumano romano passava su questo tracciato, nello stesso luogo della vecchia farmacia dell’ospedale di Santa Maria della Scaletta. Vie commerciali e città ferroviaria si incrociano qui; il grande corso resta una spina dorsale della vita quotidiana. Da Piazza Matteotti ci si può dirigere verso la Rocca Sforzesca, le cui torri dominano il lato occidentale del centro. Nata come fortificazione medievale, fu modificata per adeguarsi all’evoluzione della guerra, soprattutto sotto gli Sforza. Le fonti comunali richiamano gli interventi del primo Cinquecento e il passaggio di Leonardo da Vinci nella regione; la Rocca va però letta come un organismo stratificato, trasformato in epoche diverse, non come opera di un unico architetto.
C’è una precisazione pratica: la Rocca Sforzesca è attualmente chiusa al pubblico per il restauro. Nel marzo 2026 il Comune ha aggiornato sul cantiere indicando il 2027 come orizzonte previsto per la riapertura. Le mura di laterizio restano una presenza forte nello skyline cittadino, ma chi desidera entrare deve controllare gli avvisi più recenti. Imola merita attenzione anche per questo: i suoi musei non sono una collezione immobile, ma un patrimonio in trasformazione.
Palazzo Tozzoni racconta un altro passato. L’antica dimora conserva stanze, arredi e abitudini di una famiglia nobile imolese lungo cinque secoli; assunse l’aspetto di palazzo nel Settecento e dal 1981 è una casa-museo aperta al pubblico. Il percorso consente di osservare come si viveva nella residenza, dai saloni di rappresentanza agli ambienti privati e domestici. Nell’aprile 2026 il Comune ha annunciato che le opere del duo imolese Bertozzi & Casoni entreranno stabilmente nel palazzo. Il nuovo allestimento era previsto entro il 2026: prima della visita conviene verificare se sia già stato inaugurato. Il comunicato comunale descrive il dialogo previsto fra scultura contemporanea e ambienti storici realmente abitati.
Il Museo San Domenico occupa un ex complesso domenicano e riunisce le collezioni d’arte cittadine e il lavoro archeologico di Giuseppe Scarabelli. I chiostri danno al museo un carattere raccolto, diverso dalle strade aperte poco fuori. Mostre temporanee e iniziative pubbliche lo rendono parte della vita culturale contemporanea: nel 2024 i musei comunali hanno registrato 35.745 presenze tra collezioni, mostre e attività, nonostante la chiusura della Rocca per gran parte dell’anno. Per esposizioni e aperture aggiornate è preferibile consultare direttamente il sito dei musei, soprattutto perché la Domus del Rasoio è in fase di allestimento. Palazzo Tozzoni e San Domenico possono occupare una mezza giornata dedicata alla storia domestica, artistica e archeologica di Imola.
Poi c’è l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. La posa della prima pietra risale al 1950 e l’inaugurazione al 1953; il tracciato si affaccia sul Santerno accanto al Parco delle Acque Minerali. Ha ospitato gare motociclistiche, endurance e Formula 1 e, per molti imolesi, è anche lavoro, concerti, eventi e arrivi di pubblico in diversi momenti dell’anno. La pista non è liberamente accessibile in ogni giornata: il gestore propone visite guidate a piedi o in bus e altre esperienze, secondo il calendario e le prenotazioni. Prima di partire, verifica le visite ufficiali all’autodromo. Nel Parco delle Acque Minerali, il monumento ad Ayrton Senna suggerisce una sosta più meditata. Imola ricorda anche Roland Ratzenberger, morto durante il fine settimana del Gran Premio del 1994: è un luogo di memoria pubblica, non soltanto uno sfondo per fotografie davanti a una curva famosa.
Oltre la pista, il verde collega sport, alberi e paesaggio fluviale. Il Parco delle Acque Minerali nacque nell’Ottocento attorno a sorgenti sulfuree e divenne poi un giardino pubblico; l’erogazione delle acque a fini idroterapici terminò nel 1988. Negli ultimi anni il Comune ha recuperato percorsi lungo il fiume e messo a dimora nuovi alberi, mentre realizza opere per ridurre il rischio idraulico vicino al Santerno. Un aggiornamento comunale del 2026 descrive la trasformazione di questo spazio pubblico per tenere insieme sicurezza e fruizione quotidiana. Dopo piogge intense o in caso di allerta, segui le indicazioni locali e non dare per scontato che ogni sentiero lungo l’acqua sia aperto.
Per una giornata più lunga all’aria aperta c’è la Ciclovia del Santerno. Il percorso comunale misura 44 chilometri, da Mordano a Castel del Rio, e attraversa Imola, Casalfiumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice. Collega boschi ripariali, campagne e il paesaggio gessoso della Vena del Gesso. Il Comune descrive come agevole il tratto occidentale verso Borgo Tossignano; risalendo la valle le pendenze aumentano e due guadi non sono adatti a tutti, comprese alcune famiglie con bambini piccoli e persone con mobilità ridotta. Si può camminare o pedalare, ma prima di partire bisogna controllare fondo, condizioni del fiume ed eventuali alternative. Dalla stazione di Imola la ciclovia è raggiungibile con un itinerario segnalato che attraversa il centro: per una breve escursione non è indispensabile l’auto.
L’economia imolese non coincide con il turismo. Il profilo comunale delle imprese indica commercio, servizi alle aziende e industria tra i comparti più rappresentati; compaiono anche costruzioni, agricoltura, servizi alla persona, sanità e accoglienza. La pianura sostiene attività agricole e alimentari, mentre la valle del Santerno conduce verso i borghi e i primi rilievi appenninici. Il Baccanale rende visibile la cultura del cibo come parte della vita cittadina: nato nel 1985, coinvolge ristoranti, produttori, incontri e spazi pubblici in un programma diffuso. Il Comune ha annunciato l’edizione 2026 dal 24 ottobre al 15 novembre, con il tema “Incontri”. Consulta il programma aggiornato e le modalità di prenotazione. Fuori dai giorni del festival, chiedere quali ingredienti sono di stagione è un modo migliore per conoscere la cucina locale che presumere che ogni specialità emiliana sia specifica di Imola.
Arrivare è semplice. Imola ha una stazione sulla direttrice ferroviaria Bologna–Ravenna/Ancona e un casello dedicato sull’A14. Dalla stazione il centro storico dista circa 700 metri a piedi; l’ingresso principale dell’autodromo circa 1.600. Autostazione, taxi, bike sharing e car sharing interurbano offrono alternative per gli spostamenti. Orari ferroviari e viabilità nei giorni dei grandi eventi cambiano in base alla data; prima di partire consulta il tabellone delle partenze RFI e le indicazioni comunali sulla mobilità.
Una prima visita può partire dalla stazione, seguire la Via Emilia fino al centro, fermarsi a Piazza Matteotti e proseguire verso San Domenico e Palazzo Tozzoni. Se la Rocca è ancora chiusa, l’esterno aiuta comunque a leggere la forma medievale e rinascimentale di Imola. Una seconda uscita può unire il parco a una visita guidata dell’autodromo oppure seguire un tratto accessibile della ciclovia verso la valle. Imola ripaga chi le concede più di un pomeriggio di Gran Premio: è una città di strada romana, un centro di servizi e produzione, un sistema di musei in evoluzione e una porta dalla pianura emiliana alle colline del Santerno. Prima di fissare l’itinerario verifica aperture, accesso ai cantieri, visite al circuito, condizioni del fiume e orari dei trasporti.