Un paese costruito sul paesaggio

Castelli si appoggia a uno sperone roccioso ai piedi del Gran Sasso, intorno ai 500 metri di quota. Il centro storico guarda verso calanchi d’argilla e pendii boscosi; alle sue spalle si alzano il Monte Camicia e le altre cime. Le case sono sostenute da grandi arcate in pietra, chiamate localmente lo steccato, che rinforzano il margine di un crinale inciso dai corsi d’acqua. Al 31 dicembre 2025 ISTAT contava 907 residenti nell’intero comune. Il borgo si percorre a piedi, ma non è un fondale: botteghe, scuola, parrocchia e abitazioni fanno parte di una comunità che ha ancora nella ceramica una componente essenziale della propria identità e della propria economia.

La maiolica: risorse, mani e una datazione prudente

Il Comune collega lo sviluppo della ceramica alle materie prime del territorio: argilla, acqua, silice e legno di faggio per i forni. Non individua un momento preciso d’inizio. I primi manufatti datati risalgono al Quattrocento, mentre la stagione di maggior splendore artistico prende avvio, nella ricostruzione municipale, dalla seconda metà del Cinquecento. Alcuni racconti richiamano origini etrusche o l’opera dei benedettini, ma queste interpretazioni non autorizzano a fissare una data di fondazione. La documentazione più solida riguarda le botteghe successive e le famiglie di maiolicari che portarono il nome di Castelli nelle chiese, nelle farmacie e nelle collezioni d’arte.

Pompei, Grue, Gentile e Cappelletti sono tra le famiglie che ricorrono in questa storia. Il Museo delle Ceramiche presenta un percorso dalle produzioni medievali e rinascimentali agli stili compendiario e istoriato, fino alle opere più recenti e contemporanee. La maiolica non è rimasta soltanto nel museo: il Comune la definisce la principale attività economica locale e segnala botteghe ancora attive. La Mostra Mercato dell’artigianato, arrivata alla 62ª edizione nel 2026, tiene insieme lavorazione, cultura e visita. Sono segnali della centralità del mestiere, non una statistica secondo cui tutti gli abitanti lavorerebbero nella ceramica.

Dentro il museo, poi sotto il soffitto di San Donato

Il Museo delle Ceramiche è ospitato in un ex convento francescano. Il percorso ricostruisce una bottega e mostra la preparazione dell’argilla, la foggiatura, la smaltatura e la cottura; le sale storiche seguono manufatti dal XV al XX secolo, comprese opere legate alle famiglie castellane e contenitori farmaceutici. È un buon luogo da visitare prima di entrare nelle botteghe, perché rende visibile il lavoro che sta dietro a un oggetto dipinto. Il Comune pubblica un orario estivo e un recapito telefonico, ma è meglio verificare gli orari della stagione in corso prima di partire.

A circa un chilometro e mezzo dal centro si trova la chiesa di San Donato. Il suo soffitto maiolicato è composto da oltre 800 mattoni datati 1615, 1616 e 1617. La scheda comunale lo attribuisce a un lavoro collettivo dei maiolicari locali, nato per devozione; precisa anche che il restauro del 1968 portò a sostituire alcuni mattoni perduti o danneggiati. Frammenti del più antico pavimento maiolicato cinquecentesco sono invece conservati nel museo. La chiesa è indicata come gratuita e aperta di giorno; per le funzioni e l’accesso aggiornato occorre controllare con la parrocchia.

Vicoli, forni e belvedere

Il giro può partire da piazza Roma, da cui si diramano quattro strade strette tra case in pietra, portali e iscrizioni. La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista si affaccia sulla piazza; più avanti si incontrano San Rocco, il palazzo legato al cardinale Silvio Antoniano e laboratori di ceramica. Presso Ponte Grue il Comune segnala antichi mulinetti ad acqua usati per la produzione dello smalto. Un sentiero sotto lo sperone conduce inoltre a un forno a legna ricostruito, che illustra la cottura tradizionale. Anche il belvedere sul Leomogna aiuta a capire il rapporto fra lavoro, insediamento e terreno.

Castelli è anche una porta verso la montagna. La descrizione municipale indica il passaggio del Sentiero Italia dal paese, tra Isola del Gran Sasso e la direzione di Rigopiano e Castel del Monte. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga offre boschi e panorami d’alta quota; il Monte Camicia e il Monte Prena disegnano il margine superiore del paesaggio. Un’escursione può completare una visita culturale, ma è necessario verificare prima condizioni dei sentieri, meteo e accessi. Nel parco vivono animali selvatici; incontrarli non è mai garantito.

Arrivare e scegliere il tempo giusto

La linea 3006 di TUA collega Teramo a Isola del Gran Sasso e Castelli, attraversando i centri della valle. Gli orari pubblicati cambiano tra periodo scolastico, inverno e sabato; le modifiche del 2026 confermano che è importante controllare la corsa per il giorno preciso, senza supporre un servizio quotidiano identico. In automobile, il Comune descrive l’accesso lungo la strada provinciale 37 nella zona di Casette-Faiano. Per visitare con calma conviene mettere in programma il museo, il centro storico e San Donato: insieme raccontano la ceramica come arte, lavoro e memoria del luogo.

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