Coreglia Antelminelli si alza sopra la Media Valle del Serchio, in provincia di Lucca. La posizione sul pendio diede all’abitato un ruolo di controllo sulle vie della valle; oggi la quota separa le strade raccolte del centro storico dalle arterie e dai servizi più in basso. Il Comune è più esteso del borgo in collina e comprende località come Piano di Coreglia, Ghivizzano, Lucignana, Tereglio e Vitiana. La stima provvisoria della popolazione residente pubblicata da ISTAT al 1° gennaio 2026 è di 5.075 persone nell’intero Comune, non nel solo capoluogo storico di Coreglia.
Una comunità fortificata nell’orbita lucchese
Il Comune descrive Coreglia come un insediamento nato nell’Alto Medioevo attorno a un castello. Fu dapprima feudo dei Rolandinghi e poi avamposto della Repubblica di Lucca. Nel 1316 passò a Castruccio Castracani; il controllo divenne fiorentino nel 1341 e tornò a Francesco Castracani degli Antelminelli nel 1352. Nel 1355 Francesco fu nominato conte di Coreglia. Non si trattò di una successione lineare e pacifica: la posizione del borgo lo coinvolse nella rivalità tra Lucca e Firenze, mentre l’assetto del territorio cambiò nel tempo. Nel 1562 Lucca istituì qui un commissariato, passaggio che il Comune collega alla formazione dell’ente comunale ancora esistente.
Anche la seconda parte del nome è storica, non leggendaria. “Antelminelli” fu aggiunto con decreto ministeriale nel 1862 per ricordare la famiglia medievale, prima vicaria e poi comitale in questo territorio. Il Comune indica per il nome originario una derivazione dal nome personale latino Corelius. È più corretto distinguere questa proposta etimologica dalla fondazione romana, che non va affermata senza prove, e dalla storia medievale del castello documentata dalle fonti locali.
I figurinai e la storia dell’emigrazione
Il Museo Civico della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione “Guglielmo Lera” è l’istituzione culturale che rende Coreglia davvero riconoscibile. Racconta un mestiere che mise in rapporto una piccola valle toscana con mercati lontani. Dal Seicento in poi gli artigiani locali produssero statuine di gesso e molti partirono per venderle all’estero. La collezione raccoglie circa 1.300 esemplari dal XVII secolo a oggi, oltre a stampi, utensili e documentazione sulle tecniche di lavorazione. Passaporti, lettere, fotografie e diari restituiscono l’emigrazione alla dimensione delle storie familiari.
Alcuni pezzi mostrano quanto la produzione avesse caratteri propri: il sistema museale provinciale segnala gattini settecenteschi anneriti con il fumo di candela, una maschera funebre di Camillo Benso di Cavour e busti realizzati a stampa persa. Il museo ospita anche un presepe permanente e dispone di audioguide in italiano, inglese e francese; su prenotazione è possibile partecipare a un laboratorio per assistere alla creazione di una figurina. Prima della visita è necessario controllare la pagina comunale per gli orari correnti. La raccolta aiuta a capire come viaggi degli emigranti, abilità di bottega e identità locale siano diventati aspetti intrecciati.
Una passeggiata nel borgo e nei dintorni
Il centro storico merita un percorso a piedi senza fretta. La collocazione del castello, gli edifici religiosi e le vie strette invitano a un giro lento, con aperture visive verso i pendii boscosi e il fondovalle. Una tappa complementare è Ghivizzano, altra località del Comune con un proprio nucleo medievale fortificato. È importante non confondere i due nomi: sono luoghi distinti, non sinonimi dello stesso borgo. Gli abitati più bassi e il corridoio stradale offrono collegamenti pratici; il centro alto conserva invece una dimensione più raccolta.
Il filo economico locale più documentato è quello della lavorazione del gesso e dell’emigrazione collegata. Oggi museo, visite culturali, iniziative e servizi della valle concorrono all’accoglienza, ma il Comune resta un territorio vissuto, non un insieme di scenografie. Il calendario comunale cambia con le stagioni: una festa o uno spettacolo possono aggiungere interesse, ma non sono appuntamenti permanenti.
Come arrivare e organizzare la visita
La linea E4 di Autolinee Toscane percorre il collegamento Lucca–Borgo a Mozzano–Gallicano–Barga–Castelnuovo e indica una fermata a Coreglia Antelminelli in Via Provinciale. La E61 collega Castelnuovo, Ponte di Campia, Barga e Piano di Coreglia. I servizi raggiungono parti diverse del territorio: è bene verificare direzione e fermata in base alla destinazione. La stazione ferroviaria si chiama Ghivizzano-Coreglia e serve il centro basso di Ghivizzano, non il borgo in collina. RFI pubblica le partenze aggiornate, ma l’ultimo tratto in salita va pianificato a parte con i bus locali in vigore, un taxi o un trasferimento concordato. In auto, controllare le regole di sosta prima di entrare nelle vie più antiche. Orari dei mezzi e aperture del museo cambiano: conviene verificarli poco prima di partire.
Coreglia on video: plaster figurines, emigration and a rescued watermill
The first part of NoiTV’s “I Colori del Serchio” report follows Leonello Mazzotti to the old mill at Pezzo dei Preti, in the Coreglia area. The episode is a local portrait of a water-powered structure and the surrounding wooded landscape, with the owner guiding the filming. Its value lies in recording a place-based account and views of the area; the newspaper describes the mill as apparently intact and potentially functioning, a claim that should be understood as the report’s description, not as an independently certified visitor facility. This is one half of a two-part programme; the segment’s upload date was not reliably established and is left unspecified.
The second part continues the same NoiTV visit to the Pezzo dei Preti mill and its landscape. Read together, the two segments offer a longer, more personal look than a short village montage: the owner’s recollections, woodland, water and the old mill are presented as parts of a local memory. The published report also includes imaginative reflections about folk tales; these are the speaker’s associations, not evidence that the Grimm brothers drew stories from this place. The video is best treated as a community feature, not an archaeological or engineering survey. No original upload date is assigned because the available record did not verify one.