La figura che meglio racconta Aci Trezza è una barca che rientra in porto davanti ai Faraglioni. Sullo sfondo ci sono le rocce nere e la storia di Polifemo; in primo piano ci sono il mercato del pesce, le case affacciate sul mare e il lavoro di chi vive della costa. Il borgo non è soltanto una scenografia dell’Odissea o dei Malavoglia: è una frazione abitata, con un porto peschereccio ancora attivo e un’economia che oggi intreccia pesca, ristorazione e turismo.
Quanti abitanti? Il dato giusto per il territorio giusto
Aci Trezza è una frazione del Comune di Aci Castello. La stima ISTAT della popolazione residente al 1° gennaio 2026 attribuisce 17.482 persone all’intero Comune, non al solo borgo marinaro. Il totale comprende anche Aci Castello e altre località comunali. Aci Trezza sorge a nord di Catania, lungo una costa lavica che alterna piccoli approdi, scogliere e tratti urbanizzati; il porto e il lungomare restano i suoi spazi pubblici più riconoscibili.
Un paese nato attorno allo scaro
La ricostruzione storica comunale fa risalire l’insediamento stabile agli ultimi anni del Seicento. I principi Riggio vollero un approdo che servisse la città interna di Aci e chiamarono a popolare la costa marinai provenienti dai centri vicini. Intorno allo scaro si organizzarono il molo, la chiesa, le torri di difesa, i magazzini e una comunità con una propria amministrazione, ufficializzata nel 1691. Nel Settecento il porto acquistò rilievo commerciale e collegamenti con altri scali siciliani; pesce, formaggi e merci dell’area etnea viaggiavano via mare. Il commercio entrò in crisi nell’Ottocento e nel 1828 Aci Trezza fu aggregata al Comune di Aci Castello.
Il fondale racconta però frequentazioni più antiche. Ancore greche e romane e reperti di navigazione sono stati recuperati nelle acque circostanti; l’isola Lachea conserva inoltre testimonianze tardo-romane. Sono tracce importanti della storia marittima, ma non dimostrano che l’attuale borgo sia stato fondato dai Greci o dai Romani. Le fonti comunali collocano la nascita della comunità di Trezza nel Seicento: un approdo moderno cresciuto accanto a una costa frequentata da secoli.
Faraglioni: mito, lava e tutela
I Faraglioni e l’Isola Lachea sono geositi legati alle prime fasi del vulcanismo sottomarino del distretto etneo, circa mezzo milione di anni fa. Il magma penetrò nei sedimenti del fondale, si raffreddò in strutture basaltiche e fu poi messo a nudo dall’erosione del mare. Le colonne scure e i lembi di copertura sedimentaria chiara spiegano la forma particolare degli isolotti. La tradizione li trasforma nei massi lanciati da Polifemo contro Ulisse: una leggenda potente, da raccontare come tale, non da scambiare con la spiegazione geologica.
L’Isola Lachea e i Faraglioni sono tutelati dalla Riserva Naturale Integrale; il mare rientra nell’Area Marina Protetta Isole Ciclopi. Sull’isola il Museo della Stazione Studi sul Mare conserva raccolte naturalistiche, geologiche e archeologiche. La pagina dell’Università di Catania lo segnala temporaneamente chiuso al pubblico: va quindi verificato prima di organizzare una visita. Anche approdi, immersioni e navigazione dipendono dalle regole della riserva e dalle ordinanze della Capitaneria.
Verga, Visconti e la vita del borgo
Giovanni Verga ambientò a Trezza I Malavoglia, romanzo del 1881 in cui una famiglia di pescatori si confronta con il debito, il lavoro e la fragilità economica. Luchino Visconti scelse il paese per girare La terra trema nel 1948, coinvolgendo pescatori locali. La Casa del Nespolo, in un’abitazione della metà dell’Ottocento, è oggi un piccolo museo dedicato a queste memorie letterarie e cinematografiche. Il Comune pubblica la scheda del museo e i contatti: chiedi conferma degli orari prima della visita.
La chiesa di San Giovanni Battista, dedicata al patrono, guarda il vecchio porto. Nelle stradine vicine si trova il Bastioncello, torretta di avvistamento del 1672 inglobata nel tessuto urbano. Si può proseguire a piedi sul Lungomare dei Ciclopi, fermandosi a osservare la struttura colonnare delle lave e il profilo dell’Isola Lachea. Aci Castello, con il castello normanno e il museo civico, è una tappa naturale poco più a sud; verso nord la costa prosegue in direzione di Capo Mulini.
Il porto oggi: pesca e accoglienza
Il porto di Aci Trezza è destinato sia alla pesca sia alla nautica da diporto. Il piano urbanistico comunale del 2026 descrive un mercato ittico all’ingrosso ancora attivo, gestito da un consorzio, ma rileva anche che la pesca si è ridimensionata rispetto al passato e che il turismo è la principale attività economica dell’intero Comune. Lungo la costa si concentrano ristoranti, bar e strutture ricettive, con una proposta gastronomica in cui il pesce ha un ruolo evidente. Il ritmo cambia nell’arco della giornata: il mercato e il rientro delle barche al mattino, il passeggio e i tavoli sul lungomare nelle ore serali.
Arrivare e preparare la visita
La linea AMTS 434 parte dalla Stazione Centrale di Catania e arriva a Piazza delle Scuole di Aci Trezza, attraversando la città e Aci Castello. Consulta il percorso, l’orario del giorno e le eventuali deviazioni: l’azienda ha modificato il capolinea e il numero della linea negli ultimi anni. Nel borgo ci si muove a piedi; le scogliere laviche sono però irregolari e l’accesso ai siti protetti non è libero ovunque.
Un avviso comunale dell’11 settembre 2026, ancora presente al momento della consultazione, segnala un’interdizione temporanea in mare entro 150 metri da un punto sul lato nord-occidentale dell’Isola Lachea, dopo il ritrovamento di un presunto residuato bellico. Fino al recupero sono vietati in quel perimetro ancoraggio, pesca, attività subacquee, balneazione e transito di unità navali. La disposizione riguarda un’area delimitata, non l’intera costa; chi programma una gita in barca, un’immersione o un bagno deve però controllare gli aggiornamenti comunali e marittimi. Verifica anche apertura della Casa del Nespolo, accesso all’area protetta e condizioni del mare.